Britney National Party, chi siamo

Cos'è il Britneysmo
di Matteo Guinness

Il mio cuore si ribella a te, ma il mio corpo no” (1)

Per chi volesse delucidazioni su cosa sia il britneysmo, o meglio la britneylogia, ma non avesse voglia di continuare a leggere, consigliamo di  soffermarsi a riflettere sulla frase citata in cima: è possibile rintracciare in quella la pietra di paragone, l’effige del tempio resasi palese con la nascita del Britney National Party, ma collegata ai sempiterni pensieri delle civiltà sulla terra: le domande ontologiche sull’essere, le contraddizioni, ovviamente tutto declinato correttamente nell’epoca odierna. La metafisica che tende al, ed è, nichilismo, l’uomo animale comunitario che allo stesso tempo tende alla vita e alla morte.

“L’intento sovversivo nell'azione della Spears è lapalissiano. Un moto rivoluzionario, una critica decostruttiva all’intera americanità promana dalla sua persona. Una ragazza di divina bellezza che ha voluto consapevolmente annichilirsi e ritornare allo stato di natura: l'ubriachezza molesta e la sovralimentazione da cheesburger. Ma nel momento stesso in cui sembrava essere più vicina al baratro ci ha dimostrato l'esatto contrario. Siamo noi sull'orlo del baratro mentre Ella giace sicura nell'ordine della Foresta.”

Così recita il primo elaborato programmatico del britneysmo e già in questo possiamo rintracciare la concezione che accompagna il pensiero che ci contraddistingue: non è possibile ignorare o eludere il sistema in cui viviamo, da figli del tempo ci sentiamo anzi a nostro agio, ma con un limite e contraddizione centrale: l’attuale sistemazione è antiumana e per questo il nostro spirito la rigetta; accettandola la combatte. Può venirci in aiuto il concetto di uberwindung utilizzato da Heidegger: il superare, il vincere, l’oltrepassamento ossia la possibilità di avere esperienza, “viverla” e scavalcarla. Forse meglio ancora si potrebbe citare la verwindung heideggeriana, come torsione, rimettersi, con il doppio significato di rimettersi da una malattia e mettersi-in. Ad allargare lo sguardo scopriamo che un approccio del genere non è nulla di nuovo, ma soltanto il riproporsi dell’ontologia, il discorso sull’essere che mette alla berlina le false dicotomie così frequenti nell’attuale cultura del pensiero unico e debole, delle scelte preconfezionate sviluppatisi in ogni ambito: dalla filosofia all’urna elettorale.

L’annientamento del logos, della metafisica, dell’arte (intesa nel suo significato originale) attuato da questa società deve trasformarsi, ed è questo che esprime la britneylogia, nell’annientamento stesso del nichilismo. Il Kali Yuga viene sempre prima dell’età dell’oro, senza l’età oscura non c’è speranza. “D'altra parte la notte è bella perché è buia, ci fa venire voglia più dell'alba che della luna” (2). Ed è per questo che il britneysmo si impegna,  predica, valorizza lo strappo, la crisis, le contraddizioni oggi sbocciate più di ieri intorno a noi.

Citando ancora Heidegger: “Lacerare significa rompere-in-due, dividere: di una cosa farne due. Se una calza è lacerata, allora non c’è più, – ma attenzione: non c’è più come calza. […] In altre parole: ciò che manca alla calza lacerata è l’UNITA’ della calza. Ma paradossalmente, questo difetto è in sommo grado positivo perché, nell’essere strappata della calza, questa unità è presente in quanto unità perduta. Ecco il nostro punto di partenza per discutere il testo di Hegel. […] Tutti i tentativi di sopprimere la «lacerazione» devono essere abbandonati, – in quanto la «lacerazione» è ciò che sta e deve rimanere al fondo. […] Perché solo nella lacerazione, come abbiamo appena visto, può apparire in quanto assente l’unità. «Nella lacerazione» così si esprime Heidegger «è sempre sovrana l’unità, o la riunificazione necessaria, cioè l’unità vivente»”.(3)

Ma come è possibile considerare un tutto coerente il logos britneyano? Anche qui può venirci in aiuto un pensatore tedesco: il concetto hegeliano di aufhebung, vera benzina della dialettica, ci mostra come un concetto possa essere allo stesso tempo superato e modificato attraverso l’interazione con un altro concetto. Lo stesso termine iniziale ne viene sublimato e come olio torchiato ne esce nuovo: fra il nulla e l’essere c’è il divenire. E lo stesso la sublimazione crea nuove contraddizione come quella fra geist (spirito) e materia (4), che ci riporta alla formula impressa con caratteri di sangue e di fuoco all’inizio di questo breve scritto.

Dunque quello che si vuole evidenziare con caratteri fosforescenti (meglio se fucsia) è allo stesso tempo la normalità e l’a-normalità del nostro tempo: rintracciando allo stesso tempo le origini perenni del pensiero. L’antilogia, il pensiero che procede per contraddizioni è allo stesso tempo la lingua del sistema e la lingua che bisogna usare per combattere il sistema. Non è possibile credere di poter agire in qualche modo senza utilizzare il logos contemporaneo: chiaramente avendo come riferimento l’ontologia fondamentale, quindi i concetti sempre validi in qualsiasi tempo. Un combattere la modernità che è allo stesso tempo mettersi dentro la modernità.

Andare via lontano
a cercare un altro mondo
dire addio al cortile,
andarsene sognando.
E poi mille strade grigie come il fumo
in un mondo di luci sentirsi nessuno.
Saltare cent'anni in un giorno solo,
dai carri dei campi
agli aerei nel cielo.
E non capirci niente e aver voglia di tornare da te.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
(5)

Anche la metafora del viaggio ci può aiutare per delineare meglio l’approccio britneyano: come per Ulisse la nostra strada è minacciata dalle sirene del sistema; ma nessuna norma dice che non è vietato legarsi, darci un katechon fondamentale per limitare la libertà che porta all’annientamento. Bastione però personale e spirituale capace di guidarci nelle scelte più profonde. L’uomo commette il male per ignoranza del bene e l’ignoranza maggiore è “non saper resistere all’allettamento del piacere” (6) dice il filosofo.

In alternativa ai lacci, ed è più propriamente l’approccio che facciamo nostro, bisogna cantare ancor più melodiosamente delle sirene (o più forte), come fece Orfeo, così da fare in modo che gli Argonauti moderni non abbiano più voglia di ascoltarle.

Vivere il proprio tempo, seguendone le regole di fondo, approfondendole alle radici così da ribaltare alla fine il piano e annientare il nulla che avanza. Seguendo come orizzonte si la libertà, ma quale?

La libertà non è star sopra un albero (non è quindi libertà di azione e scelte)

non è neanche avere un'opinione (non è quindi democrazia, diritti civili, o di parola)

la libertà non è uno spazio libero (non è quindi una libertà propriamente detta)

libertà è partecipazione” (libertà è pianificazione. La libertà vera è seguire il destino dell’uomo, ossia la Polis, ossia il sistema totalitario). (7)

Che fare? E’ allora procedendo con coraggio e allo stesso tempo con svagata frivolezza che è possibile affrontare un simile compito, un fardello che il britneyano porta con il sorriso.

“…l’unico modo di vincere sarà di perseguire un fine che il Maligno non potrà mai credere, che non ha nulla a che vedere con l’acquisto del potere, che per il Maligno è dunque pura follia. Se ci si propone di distruggere l’Anello si sarà sotto un ammanto che coprirà perfettamente ogni mossa, renderà del tutto enigmatici. La “follia secondo il mondo” è pur l’unico scudo.” (8)

La follia secondo il mondo è l’arma più forte. E allo stesso tempo è la carta vincente nella lotta al sistema: anche la modernità è folle, parliamo quindi la stessa lingua. E ciò non significa dover mentire, il britneyano non nasconde la verità, dice sempre quello che pensa, però dissimula. Per Torquato Accetto la dissimulazione è un invito alla prudenza, in un mondo colmo di disonesti e simulatori, l’equilibrio porta l’uomo onesto a governare le passioni e porta l’uomo saggio a difendersi dai potenti. “…ho deliberato di rappresentar il serpente e la colomba insieme, con intenzion di raddolcir il veleno dell'uno e custodir il candor dell'altra (come sta espresso in quelle divine parole: "Estote prudentes sicut serpentes, et simplices sicut columbae")”(9)

Il nostro può apparire anche come una sorta di nicomedismo, sebbene nel momento stesso che ne accenniamo la possibilità, significa negare tale eventualità. Nicodemo, secondo il Vangelo di Giovanni, era un fariseo che di notte ascoltava Gesù e di giorno simulava rispetto per i precetti ebraici. Per estensione se fossimo nicomedisti avverseremmo ciò che professiamo pubblicamente. Ma quello che facciamo è leggermente diverso: siamo fautori della modernità, perché questa modernità liberale vogliamo annientare.

la fatica più dura è “pigliare abito allegro nella presenza dei tiranni, che sogliono mettere in nota gli altrui sospiri. […] Non è lecito mostrarsi pallido mentre il ferro va facendo vermiglia la terra con sangue innocente”, Come dice Tommaso Campanella. Non possiamo permetterci di mostrarci pallidi e sofferenti dinanzi al sistema. Noi del sistema siamo l’avanguardia, noi del sistema siamo la negazione. Ovviamente, di nuovo, seguendo le regole della modernità stessa perché “Chi non simula giustizia è un pazzo” (10). Ma chi è che simula? Noi o il sistema?

“Perchè Britney Spears? ....perchè no?
Nella ricognizione analitica sulla società capovolta di massa contemporanea 'merita' un posto d'eccellenza anche la dirompente 'eccentricità' volgar-glamour di Britney Spears […], sarà perchè se il Britney National Party si presentasse alle elezioni  risulterebbe oltremodo 'conforme' rispetto alla voragine di idee che 'contrassegna' i programmi dei partiti e dei candidati 'seri' della politica italiota ...sarà infine perchè - in attesa di 'tempi' idonei - ci dedicheremo anche al "catechismo rivoluzionario" dell'anarchico-marxista Sergeij Neçhaev...”(11)

Come detto in precedenza il britneysmo dissimula, non simula; o meglio il britneysmo simula il sistema che a sua volta simula la giustizia. In definitiva il britneyano nega la negazione: procede verso la verità.

Metallica forma spartana, devastante estetica nichilista, geometrico ordine prussiano, oggettiva prassi bolscevica…

A occhi storti il volto della verità può apparire un ghigno. (11)

Matteo Guinness


Note:

1) “Minuetto”, Franco Califano.
2) “La congiura delle polveri”, Skoll.
3) M. Heidegger, Seminari, pagg. 41-43.
4) Che possiamo rappresentare con gli approcci di Friedrich Hegel e Karl Marx.
5) “Ciao, amore, ciao”, Luigi Tenco.
6) Socrate ne “Il Protagora” di Platone.
7) “La libertà”, Giorgio Gaber.
8) Prefazione di Elémire Zolla a “Il Signore degli Anelli
9) Torquato Accetto, “La dissimulazione onesta”.
10) Protagora ne “Il Protagora” di Platone.
11) “Britney Spears: elogio del nulla”, D.H. Bellucci.

12) “Il signore degli anelli”, J.R.R. Tolkien.