BRITNEY NATIONAL PARTY

Madeleine Albright busta de piscio

Abbiamo scritto da poco un pezzo che nel titolo rimanda alla “puzza de merda” e ora eccone uno con la pipì, delicatissimi come sempre, insistiamo a prendercela con la propaganda totalitaria atlantista; che ci volete fare anche questo è il britneysmo: siamo ben saldi nella realtà, guadiamo il pavimento lurido di questo bagno d’autogrill che è il mondo liberal. A questo proposito veniamo al punto: Madeleine Albright. Costei è stata la prima donna segretario di Stato nella storia Usa. Che culo! Queste sono le grandi conquiste del femminismo. Una che dopo la guerra contro l’Iraq di Saddam (ve la ricordate speriamo… iniziò con la balla delle armi chimiche poi smentita anni dopo) alla domanda di studenti americani, se fosse valsa la pena la morte di mezzo milione di bambini rispose: “Si, mi pare che fosse un prezzo giusto!”

Ok il prezzo è giusto. Come è giusto ricordare quanto gli è fregato alla Albright del genocidio in Ruanda: fra i ruandesi ancora ci si saluta chiedendosi: “Ma quando ci aiuta il ministero degli affari esteri Usa?” “Nsanta fregna!”. Vogliamo parlare dei morti palestinesi sulla coscienza? Meglio me sento.

Insomma l’avete capito questa Madeleine è la solita americana democratica, che ha servito Bill, ha sostenuto Hillary ed è ferocemente assetata di guerre. Oggi non vede l’ora di intervenire in Siria, va dicendo in giro che “i profughi sono una risorsa” (ahò ma li fanno con lo stampino) e soprattutto è fissata col fascismo. Tanto che ha scritto un libro titolato come direte voi? Fascism: A Warning.

albright Usa antifascismo merda

Attenzione! Pericolo! Achtung! Fascismo is coming! Ma di che fascismo parlerà questa signora? Guardatevi nel cuore e scoprirete che siete proprio voi quelli di cui parla. Proprio tu, che posti i meme di Putin che bacia i cuccioli, che ti sei commosso per le parole rosse del presidente Chavez, tu che stai studiando per l’esame alla “Scuola de Svastica”.

Nel libro il fascismo non è visto ovviamente come un’esperienza legata alla storia, alle idee, alla filosofia che a inizio 1900 hanno eruttato una modernità così titanica che ci ha sommerso con le ideologie e la guerra. Come in una sorta di tutorial trovato online (forse negli Usa si può parlare di certe cose solo così?) il fascismo è definito all’incirca quale stato mentale di chi vuole imporre la propria idea e i propri interessi con la forza. Dopo una breve ricostruzione del fascismo storico infatti- roba che Renzo De Felice in Paradiso per dimenticare si sta facendo le canne con Bob Marley, Stalin e Mussolini- si arriva al vero punto del testo. Il fascismo starebbe tornando, anzi è già tornato: esso si è incarnato negli spettri partoriti dall’inferno: Trump, Putin, Chavez, Erdogan, Orban, Duterte. Di ognuno viene costruito il profilo: tutti affetti dal disturbo fascista compulsivo. Ovviamente poco importa se rossi, neri, verdi… carne, pesce, vegani… tutti nella stessa pentolona: il pericolo rossobruno è sempre quello. Da molto tempo c’è chi continua a voler credere per comodità a questa equivalenza fra fascismo e tutto ciò che non è liberal e democratico. Umberto Eco lo chiamava Ur-fascismo, per noi si chiama appunto rossobrunismo.

Grazie a Dio da bimbi siamo stati così segaioli da metterci a leggere Dugin. Infatti il filosofo russo ci ha dato i mezzi per non soccombere a questa dicotomia. Non è questione di fascismo o antifascismo è evidente: se è antifascista la Albright io mi aspetto che Togliatti vada in giro in bomber e svastica sul petto, se non altro per dispetto. Ovviamente, lo sappiamo, quelli che vengono tacciati oggi di fascismo sono semplicemente nemici degli interessi geopolitici Usa: quindi da Washington chiamano al pericolo fascista, l’Europa obbedisce e tutti continuano a fare gli interessi della Nato. Ma la questione è anche ideologica ed è qui che ci aiuta Alexander Dugin. Leggete qui:

Manifesto nazional bolscevico Paetel
Il primo volume targato BNP

Nell’arduo compito di definire l’essenza del “nazional-bolscevismo”, è difficile immaginare qualcosa di migliore del riferimento alle ricerche sociologiche di Karl Popper, e specialmente al suo fondamentale lavoro – La Società Aperta e i suoi Nemici. In quest’opera ponderosa Popper propone un modello piuttosto convincente in base al quale tutti i tipi di società si ripartiscono a grandi linee in due categorie principali – le “Società aperte” e le “Società non aperte”, ovvero le “Società dei Nemici della Società aperta”. Secondo Popper, la “Società aperta” si basa sul ruolo centrale dell’individuo e sulle sue caratteristiche fondamentali: razionalità, discrezionalità, assenza di una teleologia globale nell’azione, ecc. Il senso della “Società aperta” consiste nel rigetto di tutte le forme di Assoluto non comparabili all’individualità e alla natura di questa. Una tale società è “aperta” proprio a causa del semplice fatto che la varietà possibile di combinazione degli atomi individuali è illimitata (nonché priva di senso e di scopo); teoricamente, una società di questo genere dovrebbe essere indirizzata al conseguimento di un equilibrio dinamico ideale. Lo stesso Popper si dichiara un convinto sostenitore della “società aperta”. Il secondo tipo di società è definito da Popper come “ostile alla società aperta”. Volendo prevenire le possibili obiezioni, egli non la chiama “società chiusa”, ma usa frequentemente il termine “totalitaria”. In ogni caso, secondo Popper, la semplice accettazione o rifiuto del concetto di “società aperta” costituisce un criterio di classificazione per qualsiasi dottrina politica, sociale o filosofica. Nemici della “Società Aperta” sono coloro che propugnano ogni genere di modello teoretico fondato sull’Assoluto, invece che sul ruolo centrale dell’individuo. L’Assoluto, quand’anche la sua istituzione avvenisse spontaneamente e per libera scelta, immediatamente invade la sfera individuale, trasforma radicalmente il suo processo evolutivo, viola coercitivamente l’integrità atomistica dell’individuo sottomettendolo a qualche altro impulso individuale esterno. L’individuo viene immediatamente limitato dall’Assoluto – pertanto, la società perde la sua qualità di “apertura” e la prospettiva di un libero sviluppo in tutte le direzioni. L’Assoluto detta fini e compiti, stabilisce dogmi e norme, plasma l’individuo come lo scultore plasma il suo materiale. Popper fa iniziare la genealogia dei nemici della “Società Aperta” con Platone, che considera il fondatore del totalitarismo in filosofia ed il padre dell’ “oscurantismo”. Poi, via via, fa seguire Schlegel, Schelling, Hegel, Marx, Spengler ed altri pensatori moderni, tutti accomunati, nella sua classificazione, da un indizio: l’introduzione di costrutti metafisici, etici, sociologici ed economici fondati su princìpi che negano la “società aperta” ed il ruolo centrale dell’individuo. E su questo punto Popper è assolutamente nel giusto. L’elemento più importante dell’analisi di Popper è il fatto che pensatori e politici sono catalogati come “nemici della società aperta” indipendentemente dalle loro convinzioni “di destra” o “di sinistra”, “reazionarie” o “progressiste”. Egli pone l’accento su un altro più sostanziale e più fondamentale criterio, che accoglie da entrambi i poli ed unifica ideologie e filosofie a prima vista eterogenee e contraddittorie. Marxisti, conservatori, fascisti, persino alcuni social-democratici – tutti questi possono essere identificati come “nemici della società aperta”. Al tempo stesso, liberali come Voltaire o pessimisti reazionari come Schopenhauer possono scoprirsi uniti nell’insieme degli amici della società aperta. La formula di Popper è dunque questa: o la “società aperta” o “i suoi nemici”.

(da “La metafisica del nazional bolscevismo“)

Insomma è evidente che la posizione della Albright è la stessa del consumatore di popper: se si pone al centro l’individualismo e gli interessi Usa (le due cose sono inseparabili al momento) si sta con i buoni, dall’altra parte FELICEMENTE ci siamo noi. Noi e Putin ovviamente. Putin che fra l’altro non è considerato dall’ex ministr* Madeleine un vero fascista, ma solo uno che

“ha sfogliato la copia del libro di esercizi totalitari di Stalin e ha sottolineato i passaggi di interesse da richiamare quando gli serve”.

Quindi Putin sta ancora studiando da fascista sui testi di Stalin. Non starai un po’ fuori corso Vladimir?

Cita Primo Levi l’incipit del libro “Ogni tempo ha il suo fascismo” , ma se davvero prendessimo sul serio cosa c’è scritto all’interno non sarebbe difficile capire chi è che bombardando il mondo cerca di ridurre tutti al silenzio con la forza. Ma tant’è. Se vogliamo fare questo ruba bandiera politico, con i buoni contro i cattivi, le società aperte contro i totalitari (magari), siamo i primi a volerci giocare.

Che poi “Alb Right”  in inglese significa “camice destro”, quindi comunque sempre roba de fascismo. Beccata.