BRITNEY NATIONAL PARTY

Un giornale femminista pubblica accidentalmente un capitolo del Mein Kampf: bene, ma non Benito.

Ci sono questi tre buontemponi, tre accademici, che del cazzo sono pazzi Peter Boghossian, James Lindsay e Helen Pluckrose. Non sono di destra, ma tipo “nuovi atei” e umanisti laici e liberal… insomma non proprio nostri anche se hanno fatto una cosa che più nostra non si può! Il loro è uno dei progetti più sovversivi dell’ultimo anno: hanno presentato e pubblicato articoli completamente folli su riviste femministe, “studi di genere” e altra cartaccia specializzata.

E la cosa bella è che sono stati presi molto sul serio dalle militanti estremiste, almeno fino a quando non sono stati scoperti e tutto è venuto fuori, ma fino a quel momento sono riusciti a pubblicare sette articoli, passando per la “peer review” su riviste accademiche.

Un pezzo, sulla cultura dello stupro nei parchi per cani, ha ottenuto un riconoscimento speciale per l’eccellenza dalla sua rivista, “Gender, Place and Culture, una rivista di alto livello che guida il settore della geografia femminista.

Abbiamo intenzionalmente reso i documenti assurdi e utilizzato metodi difettosi per vedere se potevano passare il controllo al più alto livello del mondo accademico. In realtà, lo hanno fatto“, ha detto l’autore James Lindsay.
È spaventoso che il lavoro di questi studiosi sia insegnato nelle classi, adottato da attivisti e disinforma politici e giornalisti sulla vera natura delle nostre realtà culturali“, ha aggiunto Boghossian. “Il nostro progetto ha scoperto la loro corruzione

Hanno pubblicato un pezzo “Progressive Stack” in cui propongono “che i maschi bianchi al college non dovrebbero avere il permesso di parlare in classe e dovrebbero essere invitati a sedersi sul pavimento in catene in modo che possano “sperimentare riparazioni”.

Poi hanno provato a fare il botto: “Mi chiedo se pubblicheranno una riscrittura femminista di un capitolo di Mein Kampf di Adolf Hitler. La risposta a questa domanda risulta essere SI!, dato che la rivista di lavoro sociale femminista Affilia lo ha appena accettato.

Continua Pluckrose: “Molti articoli sostenevano un’etica molto discutibile che includeva la formazione di uomini come cani (“Dog Park“), punendo gli studenti universitari maschi bianchi per la schiavitù storica chiedendo loro di sedersi in silenzio sul pavimento in catene durante le lezioni e imparare dal disagio (“Progressive Stack“), celebrando l’obesità patologica come una scelta di vita salutare (“Fat Bodybuilding“), trattando la masturbazione condotta privatamente come una forma di violenza sessuale contro le donne (“Masturbation“) e programmando un’intelligenza artificiale super-intelligente con assurdità irrazionali e ideologicche lasciandola governare il mondo (“Feminist AI”). C’era anche una considerevole sciocchezza: la pretesa di aver ispezionato con il tatto i genitali di poco meno di 10.000 cani mentre interrogavano i proprietari sulla loro sessualità (ancora “Dog Park“). Gli articoli sono pieni di castronerie del genere tutte accettate e diffuse come buone dalle femministe.

Si arriva a raccomandare agli uomini di autopenetrarsi per diventare meno transfobici, più femministi e più preoccupati per gli orrori della cultura dello stupro (“Dildos“). L’unico dubbio di un singolo recensore riguardò il dato inventato sulla denuncia di “uno stupro di cane all’ora” nei parchi di cani urbani a Portland, in Oregon.

Insomma questo è il livello della cultura femminista, una cultura oggi dominante soprattutto negli Usa dove anche le serie tv più di successo ne sono piene. Come venne usata l’ecologia anni addietro, oggi viene usato il femminismo. Ideologie false per distrarre i popoli pronte a sostenere pure Hitler se porta l’acqua al loro mulino.

Ma ricordate: nel mulino che vorrei, solo Putin e Sasha Grey. E sopratutto ricordate alle femministe che con la nuova ideologia gender non ci sono femmine che tengono. Tana libera tutt*.

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(Da un pezzo di Tim Woods)